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Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo (Ing. Giacomo Cataratto, prof. Giuseppe Martini)



PRESENTAZIONE

La foto ritrae Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo in uniforme dell’esercito. Il documento è conservato in copia digitale presso l’archivio Insmli. Di anni 42. Nato il 26 maggio 1901 a Roma. Colonnello di stato maggiore dell’esercito. Sposato e padre di 5 figli. Prende parte al primo conflitto mondiale come ufficiale nel corpo degli Alpini. Finita la guerra entra nel Genio militare. Iscrittosi all’università, nel 1923 consegue la laurea in Ingegneria civile. Nel 1928 è promosso capitano ed incaricato di insegnare presso la Scuola d’applicazione dell’Esercito. Nel 1935 diventa addetto allo Stato Maggiore. Nel 1936 parte come volontario per la guerra di Spagna, dove comanda un battaglione del Genio telegrafisti. Promosso tenente colonnello per meriti di guerra, nel 1940 è chiamato a far parte del Comando Supremo dell’esercito. Promosso colonnello nel 1942, nel giugno 1943 assume il comando dell’11º Reparto Genio motorizzato. Alla caduta di Mussolini, il nuovo capo del governo Badoglio gli affida la direzione della sua segreteria. Dopo l’armistizio il generale Calvi di Bergolo lo nomina capo dell’Ufficio affari civili del Comando di Roma città aperta. Il 23 settembre le forze d’occupazione germaniche irrompono nell’edificio sede del Ministero della Guerra; Calvi è arrestato, mentre Montezemolo riesce a fuggire ed è costretto a darsi alla macchia. Con il nome di Ingegner Giacomo Cataratto (lo stesso con cui era stato inviato in Spagna) fonda e comanda il Fronte militare clandestino, che organizza e coordina le formazioni partigiane romane. Entrato in contatto radio con il Comando Alleato, è incaricato di curare per conto dello stesso i collegamenti con il Clnai, nel Nord-Italia. Il 25 gennaio 1944, al termine di una riunione clandestina con il generale Armellini, è arrestato dai nazisti assieme all’amico Filippo De Grenet. Rinchiuso nelle carceri di via Tasso, per 58 giorni subisce interrogatori e torture, ma non rivela al nemico alcuna informazione. Il 24 marzo 1944, dopo l’attentato in via Rasella in cui perdono la vita 33 soldati tedeschi, è selezionato con altri 334 detenuti per essere fucilato nella rappresaglia delle Fosse Ardeatine. Dopo la liberazione gli è stata conferita la Medaglia d’oro al valor militare e alla memoria con la seguente motivazione: "Ufficiale superiore dotato di eccezionali qualità morali, intellettuali e di carattere, dopo l’armistizio, fedele al Governo del Re ed al proprio dovere di soldato, organizzava, in zona controllata dai tedeschi, un’efficace resistenza armata contro il tradizionale nemico. Per oltre quattro mesi dirigeva, con fede ed entusiasmo inesauribili, la attività informativa e le organizzazioni patriote della zona romana. Con opera assidua e con sagace tempestività, eludendo l’accanita vigilanza avversaria, forniva al Comando Supremo alleato ed italiano numerose e preziose informazioni operative, manteneva viva e fattiva l’agitazione dei patrioti italiani, preparava animi, volontà e mezzi per il giorno della riscossa, con una attività personale senza soste, tra rischi continui. Arrestato dalla sbirraglia nazifascista e sottoposto alle più inumane torture, manteneva l’assoluto segreto circa il movimento da lui creato, perfezionato e diretto, salvando così l’organizzazione e la vita ai propri collaboratori. In occasione di una esecuzione sommaria di rappresaglia nemica, veniva allineato con le vittime designate nelle adiacenze delle catacombe romane e barbaramente trucidato. Chiudeva così, nella luce purissima del martirio, una vita eroica, interamente e nobilmente spesa al servizio della Patria."

Autore della presentazione: Igor Pizzirusso

DATI ANAGRAFICI

Età 42 anni
Genere Maschio
Stato civileConiugato
Data di nascita 26/5/1901
Luogo di nascita Roma

Data di morte: 24/3/1944
Luogo di morte: Fosse Ardeatine . C'è memoria epigrafica
Comune di morte: Roma
Regione di morte:Lazio

Titolo di studioLaurea. Laurea in Ingegneria civile
Categoria professionaleUfficiali, impiegati pubblici e privati, pensionati
Professione Ufficiale del regio esercito Colonnello di Stato Maggiore
Appartenenza alle Forze armateEsercito
Reparto tiburio Ufficio Affari Civili del Comando di Roma Città Aperta
GradoColonnello di Stato Maggiore
Località di servizioRoma

ATTIVITÁ NELLA RESISTENZA

Nome di battaglia: Ing. Giacomo Cataratto, prof. Giuseppe Martini
Tipologia del condannato:Partigiano
Prima formazione nella Resistenza: settembre 1943 - 24/3/1944
Tipo di reparto: Comando
Nome del reparto: Comando Fronte militare clandestino, Ufficio collegamento tra il comando alleato e le formazioni partigiane
Condizione al momento della morte: Combattente
Agente della condanna: Decisione di un comando militare
Tipo di esecuzione: Nazista
Circostanza della morte: Strage
Descrizione della circostanza della morte: Arrestato dai tedeschi il 25 gennaio 1944, al termine di una riunione clandestina, viene imprigionato nelle carceri romane di Via Tasso, dov'è interrogato e torturato per circa due mesi. Il 24 marzo 1944 è selezionato dal Ten. Col. delle SS Herbert Kappler per essere fucilato alle Fosse Ardeatine.
Causa della morte: Fucilazione
Modalità dell'esecuzione Il 23 marzo 1944 32 soldati tedeschi perdono la vita in Via Rasella, a causa di un attentato partigiano. La rappresaglia scatta inesorabile il giorno successivo. Dopo mezza giornata di ricerche frenetiche, le SS, sotto il coordinamento del Ten. Col. Herbert Kappler, radunano 320 detenuti, tra ebrei e prigionieri politici, ed individuano il luogo adatto all’esecuzione: le Fosse Ardeatine, antiche cave nei pressi della via Ardeatina, poco fuori Roma. Poco dopo l’ora di pranzo tuttavia, muore un altro dei feriti nell’attacco del giorno precedente. E’ la trentatreesima vittima, perciò si richiedono altri 10 detenuti da giustiziare. E’ lo stesso Kappler ad individuarli, tra gli ebrei arrestati in mattinata. Nel primo pomeriggio i condannati vengono caricati sui camion, senza che venga data loro alcuna spiegazione; il loro numero totale è di 335. Arrivati alle Fosse, vengono condotti, 5 per volta, nel profondo delle grotte, posti in ginocchio e fucilati alla nuca. La terribile processione di morte si chiude soltanto alle 7 di sera, quando anche l’ultimo nome viene cancellato dalla lista. Subito dopo le mine vengono fatte esplodere e la cava crolla sui cadaveri, allo scopo di nascondere l’orrore della strage.
Riconoscimenti:militare: Medaglia d'oro
Collegamenti:Strage di Fosse Ardeatine , comune di Roma . 24/3/1944
Visualizzazione ingrandita della mappa
Condannati dello stesso gruppo di cui esistono lettere: Ferdinando Agnini | Anonimo Anonimo | Anonimo (le mie prigioni) Anonimo | Anonimo (ormai per me...) Anonimo | Anonimo (W Italia) Anonimo | Antonio Ayroldi | Ugo Baglivo | Marcello Bucchi | Giuseppe Celani | Saverio Coen | Gerardo De Angelis | Alberto Fantacone | Dardano Fenulli | Edmondo Fondi | Genserico Fontana | Gioacchino Gesmundo | Maurizio Giglio | Epimenio Liberi | Umberto Lusena | Enrico Mancini | Alberto Marchesi | Vittorio Marimpietri | Sabato Martelli Castaldi | Orlando Orlandi Posti | Antonio Prosperi | Domenico Ricci | Simone Simoni | Raffaele Zicconi |

BIBLIOGRAFIA

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  • Franca Caputo - Giorgio Caputo La speranza ardente. Storia e memoria del movimento studentesco antifascista, Roma, Il Tipografo, 1998, p. 152
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  • Bianca Ceva 5 anni di storia italiana 1940-1945, Milano, Edizioni di Comunità, 1964, p. 164
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  • Fulvia Ripa di Meana Roma clandestina, Torino, Ramella, 1946
  • Wladimiro Settimelli Processo Kappler, Roma, L'Unità, 1994
  • COLLOCAZIONE ARCHIVISTICA

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    Lettera a Moglie,
    Stato del documento: copia


    Tipo di copia della lettera: trascrizione a macchina

    La lettera è conservata presso:
    Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia Ferruccio Parri - Milano

    Indirizzo web:
    http://www.italia-liberazione.it/parri-milano

    Collocazione archivistica:
    Fondo Malvezzi Piero Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana e europea, b. 6 fasc. 12

    Note al documento:
    Nella parte superiore del documento, una nota dattiloscritta spiega: "biglietto inviato clandestinamente alla moglie pochi giorni prima della fine".

    INFORMAZIONI REPERIBILI IN ALTRE BANCHE DATI

    Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, (Ing. Giacomo Cataratto, prof. Giuseppe Martini) in Istoreto - Istituto piemontese per la Storia della Resistenza, Torino