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Galileo Vercesi (Cusani)



PRESENTAZIONE

La foto ritrae Galileo Vercesi. Di anni 53, avvocato, coniugato con tre figli. Nato il 3 marzo 1891 a Montù Beccaria (Pavia) e residente a Milano. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, benché esonerato in quanto figlio unico di madre vedova, riuscì a partire volontario conseguendo due Medaglie di Bronzo al Valor militare. A guerra conclusa, completò gli studi conseguendo la laurea in Giurisprudenza e iniziò a praticare la professione come avvocato civilista. Fu segretario del Partito Popolare fino al suo scioglimento nel 1926 e per tale ragione fu obbligato ad avvisare la Questura di ogni suo spostamento fuori da Milano. Rifiutò di prendere la tessera del PNF e per questo fu danneggiato nella sua professione. Nel 1938 stabilì contatti clandestini con esponenti di altri partiti politici. Dopo l’8 settembre 1943 entrò a far parte del Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà in qualità di comandante di tutte le formazioni partigiane della Democrazia Cristiana, incarico svolto fino al giorno dell’arresto, il 17 marzo 1944. Sarebbe stato sostituito da Enrico Mattei. Rinchiuso nelle carceri di Monza, tre giorni dopo fu trasferito a San Vittore fino al 9 giugno quando fu inviato al Campo di Fossoli. Il 12 luglio, al poligono di tiro di Cibeno, fu fucilato insieme ad altri 66 internati politici. La condanna fu motivata come rappresaglia per un attentato partigiano compiuto a Genova. Nel 1964 il Comune di Milano gli attribuì la Medaglia d’Oro e, con D.P. del 25 giugno 1990, gli fu conferita la Medaglia d’Argento al Valor militare alla memoria per le seguenti motivazioni: "Combattente della Libertà e fiero oppositore alla tracotanza fascista fu tra i primi organizzatori del movimento democratico nell’Alta Italia. Partecipò attivamente nelle file del partito popolare ricoprendo cariche direttive; proposto a sorveglianza fin dal 1926, subì ispezioni periodiche della polizia. Dopo l’8 settembre 1943, chiamato a far parte del Comando Militare del Corpo Volontari della Libertà, dimostrò rara perizia organizzativa. Arrestato nel marzo 1944, venne sottoposto ad estenuanti interrogatori e, nonostante il lungo periodo di isolamento e di durezza del carcere, nulla rivelò che potesse nuocere ai compagno di fede e al movimento clandestino di cui era perfettamente a conoscenza. Trasferito a Fossoli subì le conseguenze del suo eroico atteggiamento con il martirio e la fucilazione avvenuta sotto il piombo tedesco il 12 luglio 1944".

Autore della presentazione: Enrica Cavina

DATI ANAGRAFICI

Età 53 anni
Genere Maschio
Stato civileConiugato
Data di nascita 3/3/1891
Luogo di nascita Montù Beccaria
Provincia di nascita Pavia
Residenza Milano

Data di morte: 12/7/1944
Luogo di morte: Poligono di tiro di Cibeno, frazione di Carpi in provincia di Modena . C'è memoria epigrafica
Comune di morte: Carpi
Provincia di morte: Modena
Regione di morte:Emilia Romagna

Titolo di studioLaurea. Laureatosi in Giurisprudenza
Categoria professionaleCulto, professioni e arti liberali
Professione Avvocato Avvocato civilista.

Appartenenza politicaDemocristiano

ATTIVITÁ NELLA RESISTENZA

Nome di battaglia: Cusani
Tipologia del condannato:Partigiano e deportato
Prima formazione nella Resistenza: settembre 1943 - 17/3/1944
Tipo di reparto: Comando
Nome del reparto: Comando Generale del CVL (Corpo volontari della libertà)
Grado conseguito: Comandante di tutte le formazioni partigiane della Democrazia Cristiana
Motivo della deportazione: politico
Luogo della deportazione: Campo di concentramento di Fossoli
Condizione al momento della morte: Deportato
Agente della condanna: Decisione di un comando militare
Tipo di esecuzione: Nazista
Circostanza della morte: Strage
Descrizione della circostanza della morte: Arrestato e tradotto a San Vittore il 20 marzo 1944, fu poi trasferito a Fossoli il 9 giugno.
Causa della morte: Fucilazione
Modalità dell'esecuzione La strage nazista del 12 luglio 1944 compiuta al poligono di Cibeno presenta ancora molti aspetti oscuri e di difficile lettura. Le ricostruzioni di quell’evento concordano comunque sul fatto che alle vittime, tutti prigionieri politici internati al campo di Fossoli a Carpi (Mo), fu letta la sentenza di condanna a morte, motivata come rappresaglia per un attentato a Genova. Alle 4 del mattino del 12 luglio 1944, 71 prigionieri politici, selezionati la sera prima formalmente per partire per la Germania, furono fatti uscire dalla baracca in cui avevano alloggiato la notte. Renato Carenini fu escluso, Teresio Olivelli riuscì a nascondersi mentre un primo gruppo di 20 prigionieri venne condotto al poligono di tiro. Quando il secondo gruppo di 25 persone giunse al poligono, Mario Fasoli ed Eugenio Jemina si resero conto del pericolo e innescarono una ribellione durante la quale riuscirono a fuggire. I restanti ribelli furono uccisi sul posto dalla guardia russa del campo. Dopodiché i 24 componenti del terzo gruppo partirono dal campo ammanettati per essere fucilati al poligono dove i corpi venivano gettati insieme agli altri in una fossa comune scavata precedentemente da ebrei del campo. 67 furono i prigionieri politici coinvolti nella strage: Achille Andrea, Alagna Vincenzo, Arosio Enrico, Baletti Emilio, Balzarini Bruno, Barbera Giovanni, Bellino Vincenzo, Bertaccini Edo, Bertoni Giovanni, Biagini Primo, Bianchi Carlo, Bona Marcello, Brenna Ferdinando, Broglio Luigi Alberto, Caglio Francesco, Ten. Carioni Emanuele, Carlini Davide, Cavallari Brenno, Celada Ernesto, Ciceri Lino, Cocquio Alfonso Marco, Colombo Antonio, Colombo Bruno, Culin Roberto, Dal Pozzo Manfredo, Dall’Asta Ettore, De Grandi Carlo, Di Pietro Armando, Dolla Enzo, Col. Ferrighi Luigi, Frigerio Luigi, Fugazza Alberto Antonio, Gambacorti Passerini Antonio, Ghelfi Walter, Giovanelli Emanuele, Guarenti Davide, Ingeme Antonio, Kulczycki Sas Jerzj, Lacerra Felice, Lari Pietro, Levrino Michele, Liberti Bruno, Luraghi Luigi, Mancini Renato, Manzi Antonio, Col. Marini Gino, Marsilio Nilo, Martinelli Arturo, Mazzoli Armando, Messa Ernesto, Minonzio Franco, Molari Rino, Montini Gino, Mormino Pietro, Palmero Giuseppe, Col. Panceri Ubaldo, Pasut Arturo, Pompilio Cesare, Pozzoli Mario, Prina Carlo, Renacci Ettore, Gen. Robolotti Giuseppe, Tassinati Corrado, Col. Tirale Napoleone, Trebsé Milan, Vercesi Galileo, Vercesi Luigi.
Riconoscimenti:civile: Medaglia d'oro assegnata in data 1964
militare: Medaglia d'argento assegnata in data 25 giugno 1990
Collegamenti:Strage di Poligono di tiro di Cibeno, frazione di Carpi in provincia di Modena , comune di Carpi . 12/7/1944
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Condannati dello stesso gruppo di cui esistono lettere: Enrico Arosio | Bruno Balzarini | Carlo Bianchi | Luigi Alberto Broglio | Francesco Caglio | Emanuele Carioni | Bruno Colombo | Felice Lacerra | Michele Levrino | Antonio Manzi | Franco Minonzio | Rino Molari | Ettore Renacci | Luigi Vercesi |

BIBLIOGRAFIA

  • Mario Avagliano - Marco Palmieri Voci dai lager. Diari e lettere di deportati politici italiani 1943-1945, Torino, Einaudi, 2012, p. 207
  • Enzo Collotti - Renato Sandri - Frediano Sassi (a cura di) Dizionario della Resistenza, Torino, Einaudi, 2001, vol. I pp. 527, 536; vol. II pp. 109, 191, 199, 576, 665
  • Anna Maria Ori - Carla Bianchi Iacono - Metella Montanari Uomini nomi memoria: Fossoli 12 luglio 1944, Carpi, Nuovagrafica, 2004, pp. 118-119.
  • Ilva Vaccari Dalla parte della libertà. I caduti modenesi nel periodo della Resistenza entro e fuori i confini della provincia. Forestieri e stranieri caduti in territorio modenese, s.l., Coop Estense, 1999, p. 161.
  • Anna Vercesi Galileo Vercesi, Milano, 1964.

COLLOCAZIONE ARCHIVISTICA

» Leggi
Lettera a moglie, scritta in data 12-07-1944
Località di stesura: Fossoli
Stato del documento: copia


Tipo di copia della lettera: copia a stampa



Collocazione bibliografica:
Anna Maria Ori - Carla Bianchi Iacono - Metella Montanari Uomini nomi memoria: Fossoli 12 luglio 1944, Carpi, Nuovagrafica, 2004, p. 119.


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