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Antonio Manzi (Vercesio)



PRESENTAZIONE

L’immagine riproduce un primo piano di Antonio Manzi. L’immagine è tratta da Anna Maria Ori - Carla Bianchi Iacono - Metella Montanari, Uomini nomi memoria: Fossoli 12 luglio 1944, Carpi, Nuovagrafica, 2004, p. 86. 
Di anni 31, dottore commercialista, celibe. Nato il 28 ottobre 1913 a Milano e ivi residente. Laureatosi in Scienze economiche e commerciali presso l’Università Bocconi di Milano, partecipò attivamente alla Conferenza di San Vincenzo. Arruolato come tenente degli Alpini quando l’8 settembre 1943 fu annunciato l’armistizio, tentò di raggiungere i corpi militari italiani impegnati a Sud al fianco degli alleati. Non riuscendovi rientrò a Milano dove entrò in contatto con i partigiani. Con il nome di battaglia Vercesio, comandò alcuni gruppi partigiani della Val Brembana ("Fiamme Verdi" secondo alcune fonti, "Giustizia e Libertà" secondo altre). In seguito all’arresto dei membri del Comitato di Bergamo, preferì tentare di liberarli piuttosto che rifugiarsi in Svizzera. Tradito il giorno prima del colpo da un delatore, il 22 febbraio 1944 fu arrestato e trattenuto per una decina di giorni alla Federazione fascista di Bergamo al fine di essere sottoposto a interrogatori. Non avendo svelato nessun nome dei suoi compagni, fu brutalmente torturato. Il 5 marzo fu rinchiuso in isolamento nel carcere di Sant’Agata fino al 20 marzo quando fu trasferito a San Vittore. Il 27 aprile fu trasferito al campo di Fossoli come internato politico. Il 12 luglio, al poligono di tiro di Cibeno, fu fucilato insieme ad altri 66 internati politici. La condanna fu motivata come rappresaglia per un attentato partigiano compiuto a Genova. Fu decorato con la Medaglia d’Oro del Comune di Milano e la Medaglia d’Oro del Comune di Bergamo. Nella Gazzetta Ufficiale del 14 aprile 1967 fu pubblicata la seguente motivazione con cui gli fu conferita alla memoria la Medaglia di Bronzo al Valor militare: "Ex ufficiale degli Alpini, entrato volontario nelle file partigiane, si distingueva per capacità organizzativa, audacia e sprezzo del pericolo. Catturato nel corso di un’azione mirante a liberare alcuni commilitoni, resisteva stoicamente alle lusinghe e alle minacce del nemico. Dopo aver affrontato crudeli sevizie, fu inviato in campo di concentramento, ove affrontava fieramente la fucilazione con altri commilitoni".

Autore della presentazione: Enrica Cavina

DATI ANAGRAFICI

Età 30 anni
Genere Maschio
Stato civileCelibe
Data di nascita 28/10/1913
Luogo di nascita Milano
Residenza Milano

Data di morte: 12/7/1944
Luogo di morte: Poligono di tiro di Cibeno, frazione di Carpi in provincia di Modena . C'è memoria epigrafica
Comune di morte: Carpi
Provincia di morte: Modena
Regione di morte:Emilia Romagna

Titolo di studioLaurea. Si Laureò in Scienze economiche e commerciali presso l'Università Bocconi di Milano
Categoria professionaleCulto, professioni e arti liberali
Professione Commercialista
Appartenenza alle Forze armateEsercito
Arma Fanteria
Reparto tiburio Alpini
GradoTenente

Appartenenza politicaDemocristiano

ATTIVITÁ NELLA RESISTENZA

Nome di battaglia: Vercesio
Tipologia del condannato:Partigiano e deportato
Prima formazione nella Resistenza: autunno 1943 - 22/2/1944
Tipo di reparto: Gruppo
Nome del reparto: Gruppo partigiano 5° in Val Brembana
Grado conseguito: Comandante
Motivo della deportazione: politico
Luogo della deportazione: Campo di concentramento di Fossoli
Condizione al momento della morte: Deportato
Agente della condanna: Decisione di un comando militare
Tipo di esecuzione: Nazista
Circostanza della morte: Strage
Descrizione della circostanza della morte: Arrestato il 22 febbraio 1944 in seguito a delazione, fu condotto prima nel carcere di Sant'Agata di Bergamo, poi a San Vittore il 20 aprile. Il 27 aprile infine fu internato a Fossoli.
Causa della morte: Fucilazione
Modalità dell'esecuzione La strage nazista del 12 luglio 1944 compiuta al poligono di Cibeno presenta ancora molti aspetti oscuri e di difficile lettura. Le ricostruzioni di quell’evento concordano comunque sul fatto che alle vittime, tutti prigionieri politici internati al campo di Fossoli a Carpi (Mo), fu letta la sentenza di condanna a morte, motivata come rappresaglia per un attentato a Genova. Alle 4 del mattino del 12 luglio 1944, 71 prigionieri politici, selezionati la sera prima formalmente per partire per la Germania, furono fatti uscire dalla baracca in cui avevano alloggiato la notte. Renato Carenini fu escluso, Teresio Olivelli riuscì a nascondersi mentre un primo gruppo di 20 prigionieri venne condotto al poligono di tiro. Quando il secondo gruppo di 25 persone giunse al poligono, Mario Fasoli ed Eugenio Jemina si resero conto del pericolo e innescarono una ribellione durante la quale riuscirono a fuggire. I restanti ribelli furono uccisi sul posto dalla guardia russa del campo. Dopodiché i 24 componenti del terzo gruppo partirono dal campo ammanettati per essere fucilati al poligono dove i corpi venivano gettati insieme agli altri in una fossa comune scavata precedentemente da ebrei del campo. 67 furono i prigionieri politici coinvolti nella strage: Achille Andrea, Alagna Vincenzo, Arosio Enrico, Baletti Emilio, Balzarini Bruno, Barbera Giovanni, Bellino Vincenzo, Bertaccini Edo, Bertoni Giovanni, Biagini Primo, Bianchi Carlo, Bona Marcello, Brenna Ferdinando, Broglio Luigi Alberto, Caglio Francesco, Ten. Carioni Emanuele, Carlini Davide, Cavallari Brenno, Celada Ernesto, Ciceri Lino, Cocquio Alfonso Marco, Colombo Antonio, Colombo Bruno, Culin Roberto, Dal Pozzo Manfredo, Dall’Asta Ettore, De Grandi Carlo, Di Pietro Armando, Dolla Enzo, Col. Ferrighi Luigi, Frigerio Luigi, Fugazza Alberto Antonio, Gambacorti Passerini Antonio, Ghelfi Walter, Giovanelli Emanuele, Guarenti Davide, Ingeme Antonio, Kulczycki Sas Jerzj, Lacerra Felice, Lari Pietro, Levrino Michele, Liberti Bruno, Luraghi Luigi, Mancini Renato, Manzi Antonio, Col. Marini Gino, Marsilio Nilo, Martinelli Arturo, Mazzoli Armando, Messa Ernesto, Minonzio Franco, Molari Rino, Montini Gino, Mormino Pietro, Palmero Giuseppe, Col. Panceri Ubaldo, Pasut Arturo, Pompilio Cesare, Pozzoli Mario, Prina Carlo, Renacci Ettore, Gen. Robolotti Giuseppe, Tassinati Corrado, Col. Tirale Napoleone, Trebsé Milan, Vercesi Galileo, Vercesi Luigi.
Riconoscimenti:civile: Medaglia d'oro
civile: Medaglia d'oro
militareMedaglia di bronzo assegnata in data
Collegamenti:Strage di Poligono di tiro di Cibeno, frazione di Carpi in provincia di Modena , comune di Carpi . 12/7/1944
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Condannati dello stesso gruppo di cui esistono lettere: Enrico Arosio | Bruno Balzarini | Carlo Bianchi | Luigi Alberto Broglio | Francesco Caglio | Emanuele Carioni | Bruno Colombo | Felice Lacerra | Michele Levrino | Franco Minonzio | Rino Molari | Ettore Renacci | Galileo Vercesi | Luigi Vercesi |

BIBLIOGRAFIA

  • Mario Avagliano - Marco Palmieri Voci dai lager. Diari e lettere di deportati politici italiani 1943-1945, Torino, Einaudi, 2012, p. 68
  • Jole Marmiroli Antonio Manzi - Partigiano cattolico assassinato a Fossoli, Milano, Biblioteca Archivio Aldo Ravelli, 2005, Supplemento a Triangolo Rosso (numero 2 luglio 2005).
  • Anna Maria Ori - Carla Bianchi Iacono - Metella Montanari Uomini nomi memoria: Fossoli 12 luglio 1944, Carpi, Nuovagrafica, 2004, pp. 86-87.
  • Ilva Vaccari Dalla parte della libertà. I caduti modenesi nel periodo della Resistenza entro e fuori i confini della provincia. Forestieri e stranieri caduti in territorio modenese, s.l., Coop Estense, 1999, p. 303.

COLLOCAZIONE ARCHIVISTICA

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Lettera a famigliari,
Località di stesura: Fossoli
Stato del documento: copia


Tipo di copia della lettera: copia a stampa



Collocazione bibliografica:
Anna Maria Ori - Carla Bianchi Iacono - Metella Montanari Uomini nomi memoria: Fossoli 12 luglio 1944, Carpi, Nuovagrafica, 2004, p. 87.


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