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Lionello Alatri



PRESENTAZIONE

Nessuna foto per ora disponibile Di anni 65. Nato a Roma il 21 gennaio 1878, sposato, 2 figli. Vicepresidente dell’ Unione delle comunità ebraiche italiane; di professione commerciante, è titolare della azienda tessile Jacopo Vito Alatri, a Roma. La promulgazione delle leggi razziali del 1938 lo costringe a cambiare il nome della azienda in Vestilia S.p.A., a dimettersi da amministratore unico (declassandosi a Direttore generale) e a rinunciare alla quota di maggioranza, in accordo coi due soci minoritari, i fornitori De Angeli Frua (Milano) e Lanificio Zopfi (Bergamo). Il 14 ottobre 1943 è prelevato da una banda fascista e portato a Palazzo Braschi, per una questione legata ad una fornitura di materiale tessile a scopo militare. Persuaso dai fascisti a sborsare una ingente quantità di denaro in cambio di protezione, gli viene suggerito di ritornare a casa. Il 16 ottobre scatta in tutta Roma un rastrellamento su larga scala, preludio alla massiccia deportazione che avverrà nei giorni successivi. Lionello Alatri, la moglie Evelina e il suocero novantunenne Eugenio Haim Chimichi vengono catturati dai nazisti nella loro abitazione ed imprigionati nella sede del Collegio militare di Roma. Il giorno 18 sono condotti alla stazione Tiburtina e caricati sui carri merci di un treno diretto ad Auschwitz. E’ in questo momento che Alatri, intuendo la drammaticità della situazione, scrive il suo ultimo biglietto, che getta poi dal vagone nella speranza che qualcuno lo raccolga ("Per umanità chiunque trovi la presente è pregato impostare la presente"). Arrivati ad Auschwitz II-Birkenau il 23 ottobre, Lionello, Evelina ed Eugenio Haim Chimichi vengono riconosciuti inabili al lavoro ed uccisi nella camera a gas. La lettera, trovata da un ferroviere vicino ai binari, perverrà a Renzo e Marco Alatri (i figli) attraverso la segretaria del padre.

Autore della presentazione: Igor Pizzirusso

DATI ANAGRAFICI

Età 65 anni
Genere Maschio
Stato civileConiugato
Data di nascita 20/1/1878
Luogo di nascita Roma

Data di morte: 23/10/1943
Nazione di morte: Polonia
Luogo di morte: Lager di Auschwitz II-Birkenau

Categoria professionaleIndustriali, commercianti
Professione Commerciante Titolare dell'azienda tessile Jacopo Vito Alatri.

ATTIVITÁ NELLA RESISTENZA

Tipologia del condannato:Deportato
Motivo della deportazione: Razziale
Luogo della deportazione: Auschwitz-Birkenau
Data della deportazione: 18/10/1943
Condizione al momento della morte: Deportato
Descrizione della circostanza della morte: Arrestato a Roma il 16 ottobre 1943 con la moglie e il suocero, è condotto alla stazione Tiburtina e caricato su un convoglio il 18 ottobre. Arrivato al lager di Birkenau, è giudicato inabile al lavoro forzato. Sarà immediatamente ucciso nella camera a gas.

BIBLIOGRAFIA

  • Mimmo Franzinelli (a cura di) Ultime lettere dei condannati a morte e di deportati della Resistenza. 1943-1945, Milano, Mondadori, 2005, pp. 295-296
  • Liliana Picciotto Fargion L’occupazione tedesca e gli ebrei a Roma. Documenti e fatti, Roma, Carucci, 1979, p. 45
  • Liliana Picciotto Fargion Il libro della memoria. Gli Ebrei deportati dall’Italia (1943-1945), Milano, Mursia, 1991 (nuova ed. 2002), p. 100
  • Guido Valabrega Ultime lettere di deportati ebrei in "Quaderni del Centro di Studi sulla Deportazione e l'Internamento" n. 1, 1964, pp. 10-11

COLLOCAZIONE ARCHIVISTICA

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Lettera scritta in data 18-10-1943
Stato del documento: copia


Tipo di copia della lettera: fotocopia cartacea

La lettera è conservata presso:
Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia Ferruccio Parri - Milano

Indirizzo web:
http://parri-milano.italia-liberazione.it

Collocazione archivistica:
Fondo Raccolta Franzinelli/Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza 1943-1945

Note al documento:
L'ultima riga è scritta in verticale, lungo il bordo a sinistra del foglio. L'originale è conservato nelle carte familiari di Renzo Alatri (Roma). Secondo la testimonianza di Sandro Mieli, il "Ricciardelli rappresentante" nominato a metà del documento (sopra una cancellatura) dovrebbe essere suo padre Mario, che era per l'appunto rappresentante e cognato di Riccardelli.

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