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Luigi Nicolò



PRESENTAZIONE

L’immagine rirpoduce un primo piano di Luigi Nicolò. Di anni 22, falegname. Nato a Rimini l’8 giugno 1922, qui residente, celibe, è stato riconosciuto partigiano della 29ª Brigata GAP «Gastone Sozzi» con ciclo operativo dal 1 gennaio al 16 agosto 1944. Dopo l’8 settembre 1943 entrò ben presto nelle fila partigiane distinguendosi nei combattimenti dell’8ª Brigata a San Paolo in Alpe. Catturato a Santa Sofia, fu deportato in Germania ma riuscì a fuggire dal treno. Rientrato a Rimini, si inserì tra i partigiani del 2º distaccamento del battaglione di Rimini della 29ª Brigata GAP. Il 13 agosto 1944 decise, insieme agli altri gappisti del suo distaccamento (Cristoforo Greppi, Sergio Giorgi, Alfredo Cecchetti, Gino Amati, Mario Capelli e Adelio Pagliarani) la cui base era situata nella caserma di via Ducale, di incendiare una seconda trebbiatrice dopo un analogo sabotaggio riuscito il giorno precedente. Prima di partire i giovani decisero di scattarsi alcune fotografie. Il rullino fu affidato a Giorgi che insieme ad Amati e Cappelli si avviarono verso l’entroterra in bicicletta. Lungo la strada si dovettero fermare a Spadarolo poiché Giorgi aveva un’infezione al piede che avrebbe potuto pregiudicare l’azione. Stabilirono di passare la notte presso la casa di Greppi dove era stato approntato un nascondiglio sicuro. Nel frattempo la trebbiatrice fu incendiata dagli altri gappisti insieme a un certo Leo Celli che fu riconosciuto dal proprietario della macchina. Denunciato, Celli fu arrestato dai tedeschi e indotto a confessare l’identità dei suoi compagni. Fu fatto il nome di Cecchetti e l’indirizzo della base partigiana. Alle ore 17.30 del 14 agosto la base fu accerchiata da fascisti e nazisti. Si trovavano al suo interno Pagliarani, Nicolò e Capelli che nel frattempo era rientrato in città. I tre gappisti furono arrestati e nella notte furono condotti nella sede del Comando tedesco di polizia IC (Ufficio politico) per essere interrogati. Nonostante le torture i tre giovani non misero a repentaglio i loro compagni di lotta. La mattina del 15 agosto si riunì la Corte marziale, presieduta dall’oberstleutnant Christiani, del 303º reggimento della 162º divisione di fanteria turkmena comandata dal generale Ralph von Heygendorff. I tre furono condannati a morte per impiccagione sulla pubblica piazza, l’esecuzione doveva essere eseguita entro 24 ore. Trascorsero la notte nel convento delle Grazie sul Covignano dove era stato trasferito il comando dei carabinieri. Ebbero modo di scrivere gli ultimi messaggi ai famigliari e di consegnarli al sacerdote Giovanni Callisto di Vecciano che aveva ottenuto il permesso di incontrarli prima dell’esecuzione. Nell’avviso pubblico, affisso il 16 agosto 1944, firmato dal Commissario straordinario Ughi si legge che i tre giovani furono accusati di «ammassamento clandestino di armi e munizioni a fine terroristico e di reati di sabotaggio e attentati contro cose e persone» e che la loro impiccagione pubblica doveva servire da «esempio e di remora a chiunque».

Autore della presentazione: Enrica Cavina

DATI ANAGRAFICI

Età 22 anni
Genere Maschio
Stato civileCelibe
Data di nascita 8/6/1922
Luogo di nascita Rimini
Residenza Rimini

Data di morte: 16/8/1944
Luogo di morte: Piazza Giulio Cesare, ora Tre Martiri
Comune di morte: Rimini
Regione di morte:Emilia Romagna

Categoria professionaleOperai
Professione Falegname

Appartenenza politicaComunista

ATTIVITÁ NELLA RESISTENZA

Tipologia del condannato:Partigiano
Tipo di reparto: Brigata
Nome del reparto: Brigata Garibaldi Romagna 8ª
Seconda formazione nella Resistenza: 1/1/1944 - 16/8/1944
Tipo di reparto: Distaccamento
Nome del reparto: Distaccamento 2º, Btg. di Rimini della 29ª Brg. GAP
Condizione al momento della morte: Combattente
Agente della condanna: Sentenza di un tribunale. Tribunale Corte marziale, presieduta dall’oberstleutnant Christiani, del 303° reggimento della 162° divisione di fanteria turkmena comandata dal generale Ralph von Heygendorff - Sentenza emessa in data 15/8/1944.
Esecuzione:Nazista
Circostanza della morte: Eccidio
Descrizione della circostanza della morte: La sera del 12 agosto, insieme a Mario Capelli e Adelio Pagliarani, incendiò una trebbiatrice al fine di impedire la trebbiatura del grano e il suo invio in Germania. Rifugiatisi, nei giorni successivi, in uno dei loro covi, presso la vecchia caserma di Via Ducale a Rimini, in seguito a una delazione, furono sorpresi e catturati da un gruppo di fascisti e tedeschi il 14 agosto.
Causa della morte: Impiccagione
Modalità dell'esecuzione Dopo la cattura, avvenuta il 14 agosto, Mario Capelli, Luigi Nicolò e Adelio Pagliarani furono torturati e impiccati all’alba del 16 agosto 1944 nella centralissima Piazza Giulio Cesare a Rimini, poi intitolata ai Tre Martiri.
Collegamenti:Eccidio di Piazza Giulio Cesare, ora Tre Martiri, comune di Rimini (Rimini). 16/8/1944
Visualizzazione ingrandita della mappa
Condannati dello stesso gruppo di cui esistono lettere: Mario Capelli | Adelio Pagliarani |

BIBLIOGRAFIA

  • Amedeo Montemaggi 16 agosto 1944: tre martiri, Rimini, CID, linea gotica - Comune di Rimini - A.N.P.I., 1994

COLLOCAZIONE ARCHIVISTICA

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Lettera a Sorella e nipoti, scritta in data 16-08-1944
Stato del documento: copia



Collocazione bibliografica:
Amedeo Montemaggi, 16 agosto 1944: tre martiri, Rimini, CID - linea gotica, Comune di Rimini, A.N.P.I., 1994, p. 59.

Note al documento:
Si ringrazia sentitamente Antonio Mazzoni (ISREC di Rimini) per la preziosa collaborazione nella ricerca delle ultime lettere di condannati a morte e deportati della Resistenza in provincia di Rimini e altrettanto sentitamente l’autore Amedeo Montemaggi per averci consentito di pubblicare la presente lettera raccolta nel suo volume 16 agosto ’44: tre martiri.

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