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Francesco Daveri (Emilio)



PRESENTAZIONE

La foto è apposta sulla carta d’identità di Francesco Daveri, rilasciata dal Consolato generale d’Italia di Lugano, durante la permanenza di Daveri in Svizzera. Il documento è riprodotto anche nella tav. 8 del saggio "Indagine su un tradimento", pubblicato nel numero XXIV del periodico "Archivum Bobiense. Rivista degli archivi storici bobiensi" (2002). Di anni 42. Nato a Piacenza il 1º gennaio 1903. Avvocato. Coniugato e padre di 6 figli. Frequenta il Seminario vescovile di Piacenza fino al ginnasio, poi, nell’ottobre del 1919, è ammesso al Collegio Alberoni. Nel 1921 abbandona la carriera ecclesiastica ed entra a far parte della "Gioventù cattolica" e della "Federazione universitaria cattolica italiana" (FUCI). Nell’ottobre del 1922 diventa membro del Consiglio della Federazione diocesana, di cui è nominato Segretario per la propaganda nel 1924 e Segretario per le missioni nel 1926. Dal 1927 al 1929 è nel gruppo dirigente della FUCI, poi, dal 1930, la sua adesione alle federazioni e ai circoli cattolici si intiepidisce, in concomitanza con il progressivo accendersi della sua militanza antifascista. Accanto all’impegno nell’Azione Cattolica, nei primi anni 30 Daveri comincia ad allacciare rapporti e relazioni con molti antagonisti del regime. Nel dicembre del 1942 la sua famiglia è sfollata a Bobbio (PC), ma egli decide di rimanere a Piacenza: qui infatti può svolgere al meglio sia la professione di avvocato che l’attività di oppositore al fascismo. Dopo il 25 luglio 1943, interviene presso il prefetto De Bonis per far scarcerare coloro che avevano manifestato tra le vie del capoluogo per la caduta di Mussolini. Il 1º settembre lo stesso De Bonis lo nomina Membro della Giunta provinciale amministrativa. Dopo l’8 settembre è tra i fondatori del Cln di Piacenza, che si costituisce e riunisce periodicamente nel suo studio. Attivo su diversi fronti, grazie alle sue conoscenze all’Arsenale militare ed in varie caserme piacentine gestisce ed organizza il rifornimento di armi per le prime bande partigiane dislocate in Val Nure ed in Val Trebbia. Condannato dal tribunale della RSI a 5 anni di reclusione per aver bruciato un ritratto di Mussolini (il 26 luglio) assieme all’amico e compagno Raffaele Cantù, nel gennaio del 1944 Francesco Daveri entra in clandestinità, assumendo l’identità di Lorenzo Bianchi. Il 16 marzo 1944 è costretto a rifugiarsi in Svizzera; a Lugano entra in contatto con i servizi segreti alleati, ed in particolare con quelli britannici. Proprio in virtù di questi rapporti, nel luglio del 1944 ritorna in Italia, a Milano, a svolgere importanti mansioni per conto del Servizio informazioni del Comando generale del CVL. Nello stesso mese Ferruccio Parri in persona gli affida l’incarico di gestire gli scambi di denaro, armi e approvvigionamenti tra Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia. Il 4 agosto è nominato anche Ispettore militare per il Nord Emilia. Tradito da una delazione, Daveri è arrestato il 18 novembre 1944 da alcuni membri dalla SD-SIPO (la polizia di sicurezza tedesca), che irrompono nell’edifico al civico numero 1 di Via Sandri, a Milano, dove egli sta organizzando un grosso trasferimento di materiale bellico e grano tra Milano e Piacenza. Arrestato con l’accusa di spionaggio, è incarcerato a San Vittore con il nome di Lorenzo Bianchi (come risulta dal registro del penitenziario). Torturato ed interrogato più volte all’Hotel Regina (sede della Gestapo e delle SS di Theodor Emil Saevecke), ogni tentativo di liberarlo fallisce. Il 16 gennaio 1945 è inviato al Lager di Bolzano, e vi rimane per circa due settimane. Il 1º febbraio è caricato su uno degli ultimi convogli ferroviari diretti a Mauthausen, dove giunge il giorno 4 dello stesso mese. Trasferito nel sottocampo di Gusen II, è destinato al lavoro nella cava di Sankt Georgen. Ammalatosi a causa delle terribili condizioni di prigionia, si spegne nell’infermeria del lager nella notte tra il 12 e il 13 aprile 1945. Dopo la liberazione gli è stata conferita la Medaglia d’argento al valor militare alla memoria, la Medaglia d’oro al valor civile (assegnata dal Comune di Piacenza, in data 23 aprile 1965) e l’Attestato di benemerenza da parte del Comando Alleato. Di Francesco Daveri pubblichiamo anche il testamento spirituale scritto in data 7 giugno 1944 quando si trovava esule in Svizzera ed era in procinto di rientrare in Italia clandestinamente.

Autore della presentazione: Igor Pizzirusso

DATI ANAGRAFICI

Delibera di partigiano combattente 2204
Età 42 anni
Genere Maschio
Stato civileConiugato
Data di nascita 1/1/1903
Luogo di nascita Piacenza

Data di morte: 13/4/1945
Nazione di morte: Austria
Luogo di morte: Sottocampo di Gusen II, Lager di Mauthausen

Titolo di studioLaurea. Laurea in Giurisprudenza
Categoria professionaleCulto, professioni e arti liberali
Professione Avvocato

ATTIVITÁ NELLA RESISTENZA

Nome di battaglia: Emilio
Tipologia del condannato:Partigiano e deportato
Prima formazione nella Resistenza: settembre 1943 - 16/3/1944
Tipo di reparto: Comitato
Nome del reparto: Comitato di liberazione nazionale (Cln) di Piacenza
Grado conseguito: Maggiore
Seconda formazione nella Resistenza: luglio 1944 - novembre 1944
Tipo di reparto: Comando
Nome del reparto: Comando Generale del CVL (Corpo volontari della libertà)
Grado conseguito: Maggiore. Ispettore militare per il Nord Emilia
Motivo della deportazione: Spionaggio
Luogo della deportazione: Bolzano, poi Mauthausen, infine sottocampo di Gusen II
Data della deportazione: 16/1/1945
Condizione al momento della morte: Deportato
Descrizione della circostanza della morte: Tradito da una delazione, è arrestato il 18 novembre 1944 e rinchiuso nelle carceri milanesi di San Vittore con il nome falso di Lorenzo Bianchi (la sua vera identità non verrà mai scoperta dai nazifascisti). Deportato al lager di Bolzano il 16 gennaio 1945, il 1° febbraio è inviato a Mauthausen, dove giunge il giorno 4. Trasferito nel sottocampo di Gusen, si ammala e muore nella notte tra il 12 e il 13 aprile 1945.
Riconoscimenti:militare: Medaglia d'argento
civile: Medaglia d'oro assegnata in data 23/4/1965

BIBLIOGRAFIA

  • Bianca Ceva 5 anni di storia italiana 1940-1945, Milano, Edizioni di Comunità, 1964, pp. 228-229
  • Anna Chiapponi Piacenza nella lotta di liberazione 1943-1945: testimonianze, Piacenza, Tipografia nazionale, 1976, pp. 232-237
  • Giorgio Daveri Indagine su un tradimento in "Archivum Bobiense. Rivista degli archivi storici bobiensi" N. XXIV, Bobbio (PC), Associazione culturale Amici di Archivum Bobiense, 2002, pp. 411-472
  • Giorgio Daveri Nota aggiuntiva a "Indagine su un tradimento" in "Archivum Bobiense. Rivista degli archivi storici bobiensi" N. XXV, Bobbio (PC), Associazione culturale Amici di Archivum Bobiense, 2003, pp. 491-498
  • Alessandro Forlani Francesco Daveri (1903-1945). Un cristiano per la libertà, Piacenza, Edilstampa. Fondazione Cassa di risparmio di Piacenza e Vigevano. Istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea di Piacenza, 1993
  • Ferruccio Lanfranchi La resa degli ottocentomila, Milano, Rizzoli, 1948, pp. 70-71 e 81-83

COLLOCAZIONE ARCHIVISTICA

» Leggi
Lettera a Moglie, scritta in data 07-06-1944
Località di stesura: Loverciano (Svizzera)
Stato del documento: autografo


La lettera è conservata presso: Carte private di Giorgio Daveri,


» Leggi
Lettera a Matilde, scritta in data 14-01-1945
Località di stesura: Carcere di San Vittore, Milano
Stato del documento: autografo


La lettera è conservata presso: Carte private di Giorgio Daveri,

Note al documento:
Le ultime tre righe sono scritte alla rovescia. Non è stato possibile chiarire chi sia la "Matilde" destinataria della lettera; non è escluso, come sostenuto anche da Giorgio Daveri (a pag.448 di "Indagine su un tradimento", in Archivum Bobiense. Rivista degli archivi storici bobiensi, N. XXIV, 2002) che si tratti di un compagno di lotta. La stessa firma "Emilio" è un evidente tentativo di Francesco Daveri di mantenere nascosta la sua identità (difatti il nome con cui egli venne registrato a San Vittore è "Lorenzo Bianchi", e non quello vero).

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